Editoriale

03 Ott

2016

Un artista diversamente disabile

Se uno spettacolo come il festival di Sanremo, competizione musicale dove il livello artistico delle canzoni in gara è secondario (e più scadente) rispetto allo show che le contiene, consente di far conoscere al grande pubblico un personaggio come Ezio Bosso allora ben vengano i Sanremo.

Bosso è un musicista compositore, pianista e direttore d’orchestra, costretto – come tanti altri, purtroppo – a cercare la propria affermazione all’estero. Un «enfant prodige» che ha iniziato a tenere concerti nel mondo da ragazzo, che ha suonato nei più grandi teatri e diretto tra le altre, la London Symphony Orchestra.

È sua la colonna sonora del film “Io non ho paura”. Dal 2011 è affetto da SLA. Appare in pubblico in sedia a rotelle accompagnato da un pianoforte con i tasti più leggeri rispetto alla norma (29 grammi contro 56) altrimenti non riuscirebbe a suonare.

Le sue parole dal palco dell’Ariston hanno colpito e commosso (virale l’immagine della violinista dell’orchestra con le guance solcate dalle lacrime). Capita spesso quando una persona disabile si presenta in pubblico e mostra di avere qualità straordinarie. Ma Bosso non mi è sembrato un “diversamente abile”. Preferirei definirlo un “diversamente disabile” perché ha mostrato una modalità originale di bypassare le difficoltà fisiche e psicologiche che la malattia gli ha creato.

Ne è esempio lo scambio con il sito satirico Spinoza: al twett «È davvero commovente vedere come anche una persona con una grave disabilità possa avere una pettinatura da coglione», il pianista ha risposto beffardo e per niente offeso: «È perché cerco di pettinarmi da solo». Non sono pochi i musicisti che superano la propria disabilità con la musica o che sono musicisti nonostante la disabilità.

Da Beethoven (praticamente sordo) ai contemporanei come il jazzista Michael Petrucciani (osteogenesi imperfetta o sindrome delle ossa di cristallo) o al direttore d’orchestra Jeffrey Tate (spina bifida). Forse perché la musica è una modalità di espressione che non declina i propri contenuti in materia, spazi o forme ma in emozioni. Forse è per questo essere “mondo parallelo”, fatto di suoni e di sentimenti, che la musica consente alle persone (disabili e non) che vi si dedicano di trovare una originale autenticità del proprio esistere e del proprio stare in relazione nel mondo.

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