E se persino la storia della carità non insegnasse più nulla?

30 Mag

2017

E se persino la storia della carità non insegnasse più nulla?

Si legge persino nei libri di storia delle scuole medie: ai tempi in cui l’Impero romano era in grave difficoltà, con una irrisolvibile crisi economica e la sensazione diffusa che il mondo intero fosse stanco, i cristiani apparvero non prima di tutto gli esaltati membri di una nuova setta proveniente dall’Oriente, ma persone che dal loro credo un po’ sconcertante traevano conclusioni molto concrete: accoglievano tutti, abbattevano le barriere razziali e sociali, aiutavano i più poveri in modo continuo e organizzato. L’unione di intensa esperienza spirituale, forte senso della comunità e solidarietà efficace che cambiava il volto duro di una società competitiva fece la fortuna della nuova religione. Gliene derivarono riconoscimento pubblico, credibilità, influenza politica e culturale. I mille anni successivi ne furono segnati indelebilmente.

Nel corso dei secoli, la Chiesa ha sempre continuato a stare nel mondo, spesso difendendo il suo potere, la sua ricchezza e i suoi privilegi. Ma la cura per i più poveri non è mai venuta meno: e sempre si poteva dire che proprio lì stava, nonostante tutto, la credibilità dei santi, delle comunità e dei pastori. Chi di noi non ha mai detto o sentito dire: “Ammiro la Chiesa quando fa del bene, anche se non credo”?

E oggi? Oggi sta accadendo forse una fenomeno senza precedenti: la Chiesa (e non solo la Chiesa) criticata proprio per il suo darsi da fare a favore degli ultimi: carcerati, migranti, minoranze, lavoratori in difesa dei loro diritti. Ciò che fino a oggi si traduceva in credibilità e attirava rispetto, oggi suscita, quando va bene, sospetto, riserve, distinguo, e quando va male accuse e attacchi aperti.

È un fenomeno che non si deve sottovalutare: se la carità, con la sua millenaria storia, non ci insegna più nulla, chi lo farà?

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