Perché una nuova versione della Passione secondo Matteo?

20 Feb

2020

Perché una nuova versione della Passione secondo Matteo?

Se la Passione secondo Matteo di J.S. Bach è diventata l’opera forse più amata e celebrata fra le tante composte dal Kantor lo dobbiamo ad un altro musicista tedesco, Felix Mendelssohn (1809-1847) che riportò alla luce la musica di Johann Sebastian Bach, caduta in oblio e in particolare proprio la Passione secondo Matteo (mai più interpretata dalla morte di Bach), di cui diresse un’esecuzione nel 1829 e i cui effetti di riscoperta verso la musica bachiana durano tutt’oggi.

Ciò che conferisce un innegabile primato alla Mattheus-Passion è la sua evidenza espressiva, la piena corrispondenze fra testo e musica al punto che il linguaggio della Passione secondo Matteo è stato definito “teatrale“. Bach introduce nel racconto evangelico le pieghe emotive di un dramma barocco, dando evidenza rappresentativa ai gesti che la musica accompagna: la concitazione della folla, le lacrime dei fedeli, il pentimento di Pietro, il lutto di Giuseppe di Arimatea. In primo piano, appaiono i sentimenti umani contenuti nel racconto evangelico e che la musica mette al centro della scena facendone occasione di meditazione.

La Passione secondo Matteo è un’opera monumentale. È un monumento dell’arte sacra di Bach ma è anche monumentale per l’organico necessario per una sua messa in scena nella sua versione originale (due cori più un coro di voci bianche, due orchestre e quattro solisti), monumentale per la complessità della struttura e la durata (quasi 3 ore!). Per queste sue caratteristiche, la Passione secondo Matteo è un’opera alla quale si assiste con difficoltà ed inoltre, elemento di non poco conto, è cantata in tedesco e la lingua può essere un ostacolo significativo per potere apprezzare i contenuti dei testi poetici ed evangelici del libretto.

Per questi motivi si è sentita la necessità di elaborare un adattamento che permettesse un approccio alla Passione secondo Matteo di Bach che ne facesse gustare tutta la poeticità musicale e condividere la spiritualità e teologia contenuta.

Nell’adattamento che verrà eseguito il prossimo 6 marzo (Chiesa dei Santi Giorgio, Caterina ed Egidio, Sagrato Don Abbondio, 2 – Acquate di Lecco) vengono sacrificate alcune sezioni e l’organico è limitato ad un organista (con un buon organo) e a due bravi attori professionisti (Valerio Bongiorno e Laura Piazza) come voci recitanti, ma l’impianto generale è rispettoso dell’originale e i testi sono tutti tradotti in italiano.

In questo allestimento i testi sono recitati e non c’è il canto (ma le melodie, soprattutto quelle più celebri, sono eseguite dall’organo) con il risultato che questa Passione di Matteo “da” J.S. Bach mette in primo piano la “parola”: la Parola del Vangelo nel racconto della passione di Gesù e la parola dell’anima credente che riflette sul senso di questo racconto drammatico e, al tempo stesso, salvifico.

Rispettando esattamente lo schema originale integralmente, alla narrazione evangelica si intercalano i testi poetici dei corali e delle arie che sono altrettante meditazioni sui fatti raccontati. La musica di Bach svolge il ruolo di commento e tappeto sonoro alla parola recitata ed eleva la parola umana al suo livello superiore di preghiera e di esaltazione dei sentimenti espressi.

Attraverso una sottolineatura dell’elemento drammaturgico, questa Passione di Matteo sottrae l’opera ad una esecuzione puramente “concertistica” per restituirla al suo ruolo di “sacra rappresentazione”, rito e catechesi sulla Passione.

Per dettagli sulla rappresentazione della “Passione secondo Matteo da Bach” vedi la scheda in Spettacoli su questo sito.

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