Editoriale

03 Ott

2016

Questo Papa ci fa lavorare

Questo papa dà da lavorare. Si avvicina l’inizio dell’anno santo della misericordia e in tanti, dentro la Chiesa, sono impegnati a organizzare pellegrinaggi, serate, incontri, ritiri, veglie. Fuori, invece, si dibatte sulle ripercussioni dell’evento sugli equilibri politici della capitale. Così, dall’una e dall’altra parte si rischia di dare per scontati i contenuti.

La misericordia di Dio va solo celebrata? Deve solo essere posta al centro del rinnovato fervore di molti come una parola d’ordine? Può essere una parola usata contro qualcuno, magari a sostegno di posizioni contrapposte in un limitato dibattito ecclesiale?
Il papa non la pensa così, perché legge il Vangelo tutti i giorni. Anche il 30 ottobre scorso:
“Dio ci perdona come Padre, e non come un impiegato del tribunale… Dio ci perdona da dentro. Perdona perché si è messo nel cuore di questa persona. Perché Dio ha compassione. Ma questa compassione non è avere pietà. Io posso avere pietà di un cane che sta morendo, ma la compassione di Dio è altro: è mettersi nel problema, mettersi nella situazione dell’altro, con il cuore di Padre”.

Mettersi nel problema? Mettersi nella situazione dell’altro?
Sì, c’è da lavorare. Soprattutto per chi, come noi, cerca ragioni e offre argomenti all’incontro tra gli uomini e alla liberazione della loro coscienza. Per non vendere parole d’ordine, ma frammenti di verità che parlino al cuore.

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